Gent.mi colleghi, devo affrontare tre pratiche un po’ particolari e prima di confrontarmi con l’ufficio del catasto gradivo avere qualche parere che, senza retorica od adulazioni di sorta verso alcuno di Voi, mi sembra utile acquisire in termini di conoscenza qualificata, che da questo forum ho avuto modo di acclarare.
Premesso ciò vado al dunque.
1) ACCATASTAMENTO FABB.TO COSTRUITO NEL 1967 con regolare Licenza Edilizia.
Non è stato accatastato fino ad oggi. Mi trovo in zona agricola come da PRG e pur essendo progettato come fabbricato rurale di fatto oggi non ci sono più le condizioni perché possa essere denunciato come tale poiché i proprietari non hanno i requisiti oggettivi affinché ciò avvenga. Ma il problema non è questo!!
Poiché vivo in provincia e per arrivare fino al capoluogo mi sparo una giornata e a volte col rischio di non combinare nulla. Allo scopo di ovviare a questo rischio
Dovendo ora presentare la DOCFA non so come calcolare gli oneri della sanzione dovuta all’erario per il ritardato accatastamento (circa 40anni!!!!), con quale modello pagare e con quali codici tributo.
Se qualcuno volesse gentilmente darmi dei riferimenti ne serai felice.
2) ACCATASTAMENTO FABB.TO COSTRUITO INIZIO ANNI 60. Il problema qui è rappresentato dal fatto che l’immobile versa in precarie condizioni igienico-sanitarie, aggiungerei qualche perplessità dal punto di vista statico (comunque risolvibile!), di fatto non più abitato dalla morte dei proprietari. Ora però i figli vogliono vendere e quindi chi compra chiede che giustamente il fabbricato esista a tutti gli effetti (eventualmente anche per il recupero della volumetria esistente essendo in zona agricola e nella prospettiva di una ristrutturazione dato che con l’indice esistente lo stesso corpo di fabbrica difficilmente si potrebbe realizzare).
La domanda che mi pongo e vi pongo è : “esiste qualche possibilità di accatastamento limitata alla denuncia di fatto dell’immobile con l’attribuzione di una rendita zero, faccio per dire, cioè di un fabbricato che, nelle condizioni in cui si trova (documentabili con foto ed eventuale perizia giurata) non produce alcun reddito? In sostanza vorrei farlo risultare col suo foglio e particella, iscriverlo al catasto urbano ma con rendita, ripeto, pari a zero?”
3) ENTI URBANI E PROMISCUI
Mi trovo a dover accatastare un fabbricato costruito nell’immediato dopoguerra quale ampliamento di un fabbricato rurale esistente dall’impianto del catasto. A parte che si sviluppa su due fogli di mappa, lo stesso insiste anche su più particelle di cui solo una è legalmente intestata all’attuale proprietario, mentre le rimanti tre o quattro sono iscritte al catasto terreni in testa a ENTI URBANI E PROMISCUI e sulle quali il proprietario non ha titoli legali, ma solo carte private.
Domanda: come riconduco in testa al proprietario del fabbricato l’area di sedime su cui sviluppare il tipo mappale e soprattutto il 3SPC? Se rintracciassi i proprietari delle particelle originarie da cui derivano queste di cui sto dicendo potrei far stipulare un atto notarile e poi accatastare. In seconda ipotesi far fare un usucapione e poi accatastare. Esiste qualche altra possibilità che mi sfugge?
VI ringrazio sin da ora per l’attenzione e soprattutto per le risposte che vorrete darmi.
Cropalati (CS) Luigi Iozzolino, geometra