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Argomento: Planimetria catastale 1985: simbolo tra camera e veranda condonata, arco o infisso?
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Mmetabeta
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Grazie per l’intervento, ma preciso che la concessione in sanatoria del 1996 riporta espressamente 17,20 m² con destinazione d’uso residenziale. Non si tratta quindi di una semplice veranda accessoria. L’ambiente, peraltro, è dotato di termosifone e camino ed è utilizzato come salotto. La chiusura in cartongesso è stata realizzata successivamente per ricavare una camera da letto separata. Il mio dubbio riguarda esclusivamente il collegamento originario: rimuovendo il cartongesso e ripristinando l’arco aperto, senza installare un infisso, si torna a una configurazione conforme al condono? È questo il punto sul quale cerco un riscontro tecnico, possibilmente supportato da riferimenti normativi.
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Manero
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"Mmetabeta" ha scritto:
Il mio dubbio riguarda esclusivamente il collegamento originario: rimuovendo il cartongesso e ripristinando l’arco aperto, senza installare un infisso, si torna a una configurazione conforme al condono? È questo il punto sul quale cerco un riscontro tecnico, possibilmente supportato da riferimenti normativi. Come hai potuto constatare, posso fare solo delle ipotesi. La pratica edilizia l'hai a disposizione te, malgrado tutte le informazioni che puoi fornire, solo te puoi verificare se rimuovere il cartongesso ripristina la situazione legittimamente conforme al condono. Di certo la rimozione potrebbe ripristinare la situazione riportata in sanatoria se la pratica è impostata in modo adeguato. Io in genere confronto il rilievo dello stato di fatto con gli elaborati grafici rappresentanti la planimetria dell'unità immobiliare con le opere edilizie effettuate e descritte in relazione, allegati alla pratica di sanatoria. Il confronto mi consente di stabilire la legittimità delle opere eseguite in difformità o in assenza del titolo abilitativo per le quali è stata rilasciata la sanatoria. Tra le opere legittimate dalla sanatoria sembrerebbe non esserci quella della chiusura della porta finestra con il cartongesso.
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Mmetabeta
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Grazie per la risposta. Comprendo che la conformità definitiva richieda un confronto tra documentazione e stato dei luoghi. Preciso che ho recuperato la concessione in sanatoria del 1996, la domanda di condono, il verbale del 1985, l’elaborato grafico e la documentazione fotografica. La relazione descrittiva risulta invece assente dal fascicolo comunale. Il verbale del 1985 parla di «ampliamento del vano soggiorno sul terrazzo di proprietà» e la concessione autorizza 17,20 m² a destinazione residenziale. L’elaborato grafico coincide con la planimetria catastale del 1985. Il mio dubbio, quindi, rimane molto specifico: il simbolo rappresentato nell’apertura tra i due ambienti indica necessariamente un serramento oppure può rappresentare un semplice arco aperto? Vorrei ripristinare l’apertura originaria rimuovendo il cartongesso, evitando di installare una porta-finestra se non prevista dalla configurazione legittimata. Esistono convenzioni grafiche dell’epoca o esempi comparabili che consentano di interpretare quel simbolo con maggiore certezza? Grazie ancora.
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Manero
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Se hai constatato che il condono legittima l' ampliamento del soggiorno sul terrazzo di proprietà che diventa veranda, che ci sia la porta finestra o meno cosa ti cambia dal punto di vista urbanistico e catastale ?
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Mmetabeta
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Grazie Manero, il tuo ragionamento mi sembra condivisibile. A questo punto sposterei la questione su un aspetto più pratico, legato a un’eventuale compravendita. Se rimuovessi il cartongesso ripristinando l’arco aperto, senza installare alcun serramento, potrebbero sorgere contestazioni da parte del notaio, del tecnico incaricato dall’acquirente o dell’acquirente stesso, qualora il simbolo nella planimetria del 1985 venisse interpretato come una porta-finestra? In altre parole, considerato che l’ampliamento del soggiorno è stato condonato come superficie residenziale, questa eventuale differenza potrebbe compromettere la regolarità della compravendita o richiedere ulteriori adempimenti? È soprattutto questo il rischio concreto che vorrei evitare.
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Manero
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"Mmetabeta" ha scritto: Grazie Manero, il tuo ragionamento mi sembra condivisibile. A questo punto sposterei la questione su un aspetto più pratico, legato a un’eventuale compravendita. Se rimuovessi il cartongesso ripristinando l’arco aperto, senza installare alcun serramento, potrebbero sorgere contestazioni da parte del notaio, del tecnico incaricato dall’acquirente o dell’acquirente stesso, qualora il simbolo nella planimetria del 1985 venisse interpretato come una porta-finestra? In altre parole, considerato che l’ampliamento del soggiorno è stato condonato come superficie residenziale, questa eventuale differenza potrebbe compromettere la regolarità della compravendita o richiedere ulteriori adempimenti? È soprattutto questo il rischio concreto che vorrei evitare. Può succedere anche il contrario. Si monta la porta finestra ed il notaio ed il tecnico parte acquirente ne contestano la presenza in quanto il condono non prevede la separazione dei due ambienti ma la fusione. tramite l'ampliamento. Che si fa ? Questo per dire che è difficilissimo prevedere cosa il Notaio e l'acquirente possano eventualmente contestare sulla regolarità di un bene da trasferire. L'importante è informare anche del dubbio che hai sulla porta finestra le parti interessate, il notaio ed il tecnico dell'acquirente. Tu dai la tua tesi e poi valuteranno loro. L'importante è informare sempre di tutto, tutti, senza paura di essere responsabili per aver compromesso l'affare.
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Mmetabeta
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Grazie per la risposta. Concordo sul fatto che anche installare una porta-finestra potrebbe generare contestazioni, se non coerente con quanto effettivamente assentito dal condono. Vorrei però approfondire una terza possibilità, che per me sarebbe preferibile: lasciare l’immobile nello stato attuale, mantenendo la chiusura in cartongesso realizzata negli anni ’90, che separa la camera dalla veranda condonata come superficie residenziale. In questo caso, considerato che l’arco di collegamento era già presente all’epoca del condono del 1985, vorrei capire: È necessariamente richiesta una CILA in sanatoria per mantenere la chiusura attuale? Potrebbe essere sufficiente un aggiornamento catastale DOCFA, qualora la situazione urbanistica risultasse già legittima? Esistono altre possibilità di regolarizzazione o interventi correttivi minimi, senza demolire il cartongesso? Il mio obiettivo è arrivare alla vendita con una situazione urbanisticamente e catastalmente regolare, evitando interventi e costi non necessari. Mi interesserebbe capire quale soluzione sia tecnicamente e normativamente sostenibile, non soltanto quale potrebbe essere accettata dall’acquirente. grazie
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Manero
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"Mmetabeta" ha scritto: Grazie per la risposta. Concordo sul fatto che anche installare una porta-finestra potrebbe generare contestazioni, se non coerente con quanto effettivamente assentito dal condono. Vorrei però approfondire una terza possibilità, che per me sarebbe preferibile: lasciare l’immobile nello stato attuale, mantenendo la chiusura in cartongesso realizzata negli anni ’90, che separa la camera dalla veranda condonata come superficie residenziale. In questo caso, considerato che l’arco di collegamento era già presente all’epoca del condono del 1985, vorrei capire: È necessariamente richiesta una CILA in sanatoria per mantenere la chiusura attuale? Potrebbe essere sufficiente un aggiornamento catastale DOCFA, qualora la situazione urbanistica risultasse già legittima? Esistono altre possibilità di regolarizzazione o interventi correttivi minimi, senza demolire il cartongesso? Il mio obiettivo è arrivare alla vendita con una situazione urbanisticamente e catastalmente regolare, evitando interventi e costi non necessari. Mi interesserebbe capire quale soluzione sia tecnicamente e normativamente sostenibile, non soltanto quale potrebbe essere accettata dall’acquirente. grazie Devi fare CILA in sanatoria. Sanzione minima 1000 euro oltre diritti segreteria e compenso per il tecnico redattore della pratica edilizia, rilevatore, asseveratore che l'opera sia rispondente alle norme edilizie attuali, oltre aggiornamento catastale, 70 euro di tributi (sperando non ci sia la cantina annessa, altrimenti c'è da scorporarla con ulteriori 70 euri) oltre compenso al tecnico redattore del docfa. Come minimo. Questo, se non vuoi spendere per la rimozione del cartongesso, oppure credi che la rimozione non sia la giusta soluzione per regolarizzare il tutto.
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Mmetabeta
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Grazie per la risposta. Purtroppo c’è anche una cantina annessa e mi hanno preventivato circa 3.500 euro complessivi per la regolarizzazione. Non ho ancora chiesto un preventivo per la rimozione del cartongesso, ma ritengo che sia decisamente più conveniente. Sarei quindi orientato verso questa soluzione, anche se rimane il dubbio sull’interpretazione del simbolo grafico riportato nella planimetria del 1985.
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Mmetabeta
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Grazie per il confronto. Aggiungo che, dopo aver esaminato anche la documentazione del condono, un tecnico ritiene che il simbolo del 1985 rappresenti un infisso e non un arco, perché soggiorno e veranda avrebbero destinazioni d’uso differenti e non potrebbero comunicare direttamente. Secondo questa interpretazione, per ripristinare la situazione condonata bisognerebbe reinstallare l’infisso; in alternativa, viene consigliata la CILA in sanatoria per mantenere il cartongesso. Rimane però il dubbio: nel verbale del 1985 si parla espressamente di «ampliamento del vano soggiorno sul terrazzo di proprietà» e la concessione del 1996 riguarda 17,20 m² residenziali. Come conciliate questa documentazione con l’interpretazione delle due diverse destinazioni d’uso? E ritenete effettivamente indispensabile l’infisso?
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"Mmetabeta" ha scritto: Grazie per il confronto. Aggiungo che, dopo aver esaminato anche la documentazione del condono, un tecnico ritiene che il simbolo del 1985 rappresenti un infisso e non un arco, perché soggiorno e veranda avrebbero destinazioni d’uso differenti e non potrebbero comunicare direttamente. Il soggiorno e la veranda non sono comunicanti direttamente se c'è un infisso ? Ascolta questo mio suggerimento. Prenditi un tecnico Geometra, solo uno, ed affidati a lui, perchè non essendo tu un tecnico non la puoi gestire in questo modo la pratica. Non è una barzelletta questa.
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